Come proteggere gli Human Rights Defenders

29 ottobre 2016, 13:20

Su proposta di Un ponte per… si sta costituendo in Italia un’ampio schieramento di organizzazioni ed associazioni della società civile con l’obiettivo di dotare il nostro paese degli strumenti necessari per la protezione degli attivisti che nel mondo si battono per i diritti umani, rischiando la vita. 

Le continue notizie di omicidi, sequestri, incarcerazioni illegittime, processi non equi, torture, e vessazioni di ogni tipo contro attivisti e associazioni per la tutela dei diritti umani sono solo la punta di iceberg di un’emergenza globale.

L’attacco contro i difensori dei diritti umani, intesi nella loro accezione più ampia (si va dagli attivisti per i diritti delle donne e LGBQT; da chi lotta per difendere l’ambiente e la terra, a chi si attiva per la tutela dei diritti civili, la libertà di stampa, l’accoglienza, lo stato di diritto) è continuo crescente in ogni parte del mondo. 

Un sottotraccia che raramente incide nei rapporti tra governi centrati sull’interesse nazionale, e la realpolitik, e che mette in discussione anche e soprattutto l’uso retorico e spesso strumentale dei diritti umani e ci interroga sulla qualità della politica estera del nostro e di altri paesi.

Una situazione già grave quindi ed ancor più aggravata dalla mancanza di visibilità, dall’impunità dei responsabili delle violazioni, e dall’insufficiente riconoscimento delle categorie di difensori dei diritti umani.

Lo scorso anno sono stati uccisi difensori dei diritti umani in Brasile, Birmania, Burundi, Cambogia, Camerun, Repubblica Democratica del Congo, Guatemala, Honduras, Iraq, Kenya, Libia, Pakistan, Sudafrica, Siria, Thailandia e Filippine. In molti paesi le forze di sicurezza e polizia hanno sottoposto ad arresti arbitrari attivisti cui viene negato il diritto ad un processo equo in molti altri paesi.

Per far fronte a questa strage silenziosa l’Unione Europea ha adottato alcuni “orientamenti” in materia di difensori dei diritti umani.

Su proposta di Un ponte per… si sta pertanto costituendo in Italia un’ampio schieramento di organizzazioni ed associazioni della società civile italiana, associazioni ambientaliste, per i diritti umani, per la libertà di stampa e la tutela dei avvocati e giuristi, sindacati, Ong di cooperazione e solidarietà internazionale.

Obiettivo di tale iniziativa è far sì che il nostro paese, sulla stregua di quanto già fatto da altri Stati membri dell’Unione Europea, si doti delle capacità e degli strumenti necessari per contribuire alla protezione degli attivisti per i diritti umani in ogni parte del mondo attraverso le seguenti misure:

a) Istituzione presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) di un “focal point” dedicato alla protezione degli attivisti per i diritti umani ed il rilascio dei visti per l’asilo temporaneo, aderendo alla Piattaforma Europea per l’accoglienza temporanea dei difensori dei diritti umani;

b) Adozione di linee guida sulla protezione dei difensori dei diritti umani per le ambasciate ed il corpo diplomatico;

c) Adozione di strategie di intervento da parte dell’Agenzia per la Cooperazione e degli Enti Locali per creare canali di finanziamento e sostegno ad attività di protezione dei difensori dei diritti umani, ad esempio attraverso i Corpi civili di pace, e di accoglienza diffusa;

d) Predisposizione di un gruppo tecnico presso l’Agenzia per la Cooperazione con il compito di lavorare ad una strategia di intervento dedicata alla protezione di difensori dei diritti umani;

e) Coordinamento tra Enti Locali, Ong ed Enti religiosi disposti a creare una rete di protezione sia nei paesi di provenienza degli attivisti – che includa attività di accompagnamento disarmato da parte di Corpi Civili di Pace – sia in Italia, con programmi di re-location temporanea degli attivisti.

Abbiamo realizzato uno specifico dossier, inviato al Parlamento e al Ministro degli Esteri per sollecitarli, oltre ad una lettera firmata da oltre 20 tra associazioni, organizzazioni e reti della società civile italiana.

Ci siamo impegnati nel sostenere la visita a Roma di Bertita Zuniga Caceres, figlia della leader indigena honduregna Bertha Caceres assassinata a causa del suo impegno per la tutela dell’ambiente e per il rispetto dei diritti dei popoli indigeni.

A questa seguiranno altre iniziative, perché siamo convinti che non basti sensibilizzare il Parlamento o i decisori politici.

Dobbiamo creare una rete di collaborazione e solidarietà, di mutuo sostegno, di denuncia e accompagnamento dei difensori dei diritti umani utilizzando gli strumenti già a disposizione ed immaginandone di nuovi, al fine di mettere il nostro paese all’avanguardia nella tutela e la promozione dei diritti umani.

Francesco Martone – Responsabile Advocacy di “Un ponte per…”

 

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