Mosul. Oltre la guerra, proteggere i diritti di civili e combattenti

25 ottobre 2016, 11:51

Il 18 ottobre a Dohuk la conferenza di Un ponte per, Geneva Call, PAO e NPA per impegnare gli attori coinvolti nella crisi di Mosul al rispetto del diritto umanitario internazionale.

Proteggere i civili e rispettare il diritto umanitario internazionale durante le operazioni militari per la liberazione di Mosul ma anche dopo, quando i rischi per la popolazione sfollata rimarranno alti: questo lo scopo di una conferenza che “Un ponte per…” ha organizzato insieme alle Ong Geneva Call, Public Aid Organization (PAO) e Norwegian Peoples Aid (NPA) il 18 ottobre a Dohuk, nella regione del Kurdistan Iracheno.

Ventiquattro ore dopo il lancio della campagna militare per liberare l’intera provincia di Mosul dal controllo di Daesh, e a pochi chilometri dal fronte dei combattimenti, la conferenza ha visto una vastissima partecipazione: un segnale particolarmente importante vista la criticità della situazione.  

Oltre alle Ong internazionali e locali, gli organizzatori hanno convocato ai lavori attori politici e militari coinvolti nell’offensiva, per chiedere loro di impegnarsi a rispettare il diritto umanitario internazionale e a proteggere i civili. Sono inoltre intervenuti enti istituzionali, tra cui il Consiglio Provinciale del Governatorato di Ninive (l’area interessata dalle operazioni militari), oltre a membri di associazioni locali, della società civile e attivisti, uniti nell’affermare il principio che, soprattutto in tempi di guerra, è necessario dare priorità alla protezione dei civili.

Consentire l’accesso all’area dei combattimenti alle organizzazioni umanitarie e al personale medico, garantendogli protezione; permettere che a tutta la popolazione sfollata sia assicurato il sostegno necessario e abbia in primis la possibilità di fuggire; rispettare il principio di distinzione tra civili e combattenti evitando vendette e ritorsioni: sono solo alcuni dei punti elencati in una dichiarazione finale di 12 articoli, che sono stati discussi ed integralmente approvati nel corso della giornata di lavori, sottoscritti da tutti i partecipanti.

Accanto alla protezione dei civili è stata inoltre affermata la necessità di garantire processi equi ed imparziali per chi ha combattuto tra le fila di Daesh, vietando esecuzioni sommarie, qualsiasi forma di tortura e rispettando i diritti dei prigionieri come previsto dal diritto internazionale.

Oggi più che mai alla luce della crisi attuale dobbiamo tenere in considerazione un insieme di regole che sono state pensate per le situazioni di guerra, applicabili anche in queste ore. In una situazione di conflitto, anche quando sono in gioco necessità militari, è possibile rispettare il diritto alla protezione delle popolazioni civili. E’ possibile non dimenticare l’umanità”. Così ha aperto il discorso inaugurale alla conferenza Giulia Cappellazzi, Capo missione di “Un ponte per…” in Iraq, che ha ribadito quanto la vasta partecipazione ai lavori sia stata “un segnale particolarmente importante vista la situazione, a poche ore dal lancio dell’offensiva militare”.

Un momento di dibattito inserito nel più vasto lavoro di peacebuilding e coesione sociale che “Un ponte per…” porta avanti nell’area, dove sta avviando con UNDP la seconda fase del progetto “Sentieri di pace e coesistenza per Ninive”. L’intervento andrà a sostenere “Comitati locali per la Pace” nella prevenzione e ricomposizione di conflitti locali tra le comunità di 4 distretti nel Governatorato di Mosul, con grande partecipazione di donne e giovani. Darà inoltre continuità al Consiglio delle Donne di Ninive per la Pace e ad alcuni Centri inter-comunitari di aggregazione giovanile fondati nella prima fase progettuale, e si formeranno facilitatori per processi di giustizia riparativa e superamento delle vendette.

Azioni necessarie per andare oltre l’emergenza, garantire il rispetto dei diritti umani anche in momenti di crisi, e gettare le basi per la costruzione di un futuro condiviso tra le comunità irachene in vista del loro ritorno nelle aree che saranno liberate dalla presenza di Daesh.

 

Qui il testo integrale della dichiarazione