Mosul. “E’ emergenza sfollati, i campi sono pieni”

4 novembre 2016, 22:03

Riportiamo il reportage Ansa dall’Iraq del 2 novembre, con l’intervista alla nostra Giulia, capo-missione di Un ponte per…a Erbil. 

(ANSA) – ERBIL, 2 NOV – Le truppe irachene avanzano per liberare Mosul dalla tirannia di Baghdadi, ma esplode l’emergenza sfollati. “I campi che abbiamo allestito sono stracolmi”, spiega all’ANSA il viceministro per i rapporti con l’Onu del Kurdistan, Dendar Zebari.

In Kurdistan il cielo annerito dai pozzi di petrolio che bruciano, compresi quelli incendiati dall’Isis, è intorbidito dalla sabbia. A quintali, nugoli di polvere che ti trasformano in fantasma, che ti seccano la gola. Le alzano le migliaia di scavatrici che stanno spianando la terra desertica. Si stanno costruendo nuovi campi.

“Per ora la stima è di 500.000 sfollati”, racconta Giulia Cappellazzi di “Un ponte per…”, l’Ong italiana in prima linea in Iraq, che è stata fondata a Baghdad 25 ani fa.

Da quando gli iracheni hanno messo piede a Mosul, lunedì scorso, “il numero di sfollati è cresciuto significativamente”, dice Jennifer Sparks, dell’Oim. I flussi sono cresciuti esponenzialmente. I profughi non arrivano solo da Mosul e Falluja o Hawija, la roccaforte qaidista che poi ha abbracciato il mantra dello Stato islamico. Lì i caccia della Coalizione anti-Isis hanno iniziato a sganciare bombe, anche perché a Mosul la situazione è cambiata e ora si rischiano non solo i danni collaterali tra i civili, ma anche tra le forze irachene.

La disfatta jihadista è già fuggi fuggi tra i miliziani di Baghdadi. A frotte tentano di ‘mascherasi’ da profughi o rifugiati. Ma li scoprono subito, hanno il marchio dell’Isis stampato sui volti tristi e sconfortati. Quelli della sconfitta.

“E’ vero, ci sono stati molti casi”, conferma all’ANSA il viceministro Zebari: “Per questo nei campi, per esempio quello di Dibaga, abbiamo allestito un centro di investigazioni per i casi più sospetti. Facciamo un doppio controllo che coinvolge anche le intelligence”, quella del Kurdistan e di tutti i 63 Paesi della Coalizione. “Ma la storia degli arresti arbitrari e dei soprusi è falsa. Nei campi del Kurdistan i responsabili governativi lavorano fianco a fianco con l’Onu e le altre agenzie che garantiscono aiuto agli sfollati. Chiunque può venire a vedere con i propri occhi, non c’è nessuna censura, nessun segreto”.

Da quando l’Isis ha issato la bandiera nera su Mosul, due anni fa, annunciando al mondo la nascita dello Stato islamico, “gli sfollati hanno sfondato il tetto dei 3,2 milioni di persone”, dice Sparks, la responsabile dell’Oim. L’organizzazione stima siano oltre 8 milioni le persone che hanno bisogno di aiuti urgenti in Iraq.

L’impatto dell’ingresso a Mosul delle forze irachene, lunedì scorso, “non è ancora chiaramente visibile”, sottolinea Cappellazzi, capo missione di “Un ponte per…” in Iraq. “Tanti sfollati sono costretti a marciare per chilometri” e solo nei prossimi giorni si potrà censirli nei campi. “Dipende anche da quali forze militari incontreranno nel cammino” e che tipo di situazione dal punto di vista degli scontri armati.

E’ anche arrivato il freddo e il maltempo nel nord dell’Iraq. Altre pietre sul futuro imminente di centinaia di migliaia di disperati la cui vita è stata spazzata via dalle guerra.